macello

 

macello

11/13 febbraio

MACELLO : Pietro Babina

sala assoli

napoli

 

pietro babina appare disteso avvolto in una plastica isolato, come surgelato, sotto vuoto.

improvvisamente un guizzo ed  esile e scattante  inizia la sua avventurosa ed esaltante narrazione.

onomatopeica, nel senso delle percussioni più profonde di un’intima natura un pò uomo un pò quadrupede, un pò archetipo, elemento ancestrale, urlo di dolore.

dalle poesie  di ivano ferrari, einaudi 2004.

il poeta aveva fatto esperienza in un macello di Mantova, dove lavorava e aveva estratto da questa orribile avventura un agglomerato di orrori, vivendo appunto in una realtà di dolore, di aggressione, di violenza di sopruso.

chiaro il parallelismo di babina tra gli animali depositati in un macello in attesa di essere trucidati e le pratiche naziste.

forse proprio l’essere umano è inutile al pianeta.

anzi dannoso.

creatura errata, capace di sottomettere tutte le altre specie e anche la gran parte della specie umana, nella competizione spietata tra i forti ed i deboli.

da là poi è nata tutta la sociologia, la politologia, l’antropologia, la psicologia, per dare un senso, per creare i termini adatti alla definizioni degli umani difettosi, instabili, arroganti.

il testo”macello” è entusiasmante così come lo è la maniera di recitarlo di pietro babina.

quale sentimento può nascere in un animo umano nell’osservare degli innocui pacifici mansueti ruminanti nell’intervallo di  tempo che li separa dalla decapitazione, dalla trucidazione.

un tempo di sicura consapevolezza della fine e di una fine terribile.

un braccio della morte senza neanche la consolazione di un prete che raccolga le lacrime della tua tristezza, del tuo terrore.

vera vita gioia

 

napoli 27 febbraio 2022

 

Gioia