il penitente

Luca Barbareschi firma un testo di David Mamet, il penitente, e sicuramente è stata una scelta eccellente.

Il testo, la resa scenica, la recitazione molto convincenti ed avvincenti.

Quello che il mondo del cinema e del teatro, in questo momemto, ci stanno sovente offrendo, è davvero una garbata e neanche tanto celata espressione estetica ed etica del momento attuale. Ci sono storie che vengono rese pubbliche, nell’arte, per rappresentare il degrado dei tempi, il crollo morale, la manipolazione della verità, l’inganno, la macchina del fango come sistema.

A lot of talks and a badge è una sua frase celebre (sei solo chiacchiere e distintivo), riferito a Mamet che di sicuro ha fatto centro con la maggior parte delle sue opere sia teatrali

che cinematografiche.

Luca Barbareschi, da sempre interessato all’autore, ci trasporta in questo racconto, di dolore, rabbia, attualità. Uno psichiatra che viene trascinato in un tritacarne di  accuse e mostruosità mediatiche  ed accusato di omofobia. Non vuole rivelare i dialoghi intercorsi con un suo giovane paziente che, di fatto, dopo una  conversazione con il dottore, fa una carneficina.

Il ragazzo, un omosessuale, e lui, uno psichiatra da poco convertito all’ebraismo e fervente studioso dei testi sacri per interpretarli, per raccoglierne l’insegnamento, si fronteggiano in questa narrazione in cui si impigliano i tratti tra chi e cosa sia sbagliato e tra chi e cosa sia corretto.

Lunetta Savino, la moglie, Kath,  lo tradisce con il migliore amico ed avvocato di  Charles. La storia diventa sempre più triste e le otto scene  verso la fine diventano incalzanti ed inesorabilmente rivelatrici del trionfo della violenza sulla giustizia e sulla verità sincera.

Tutto crolla e cede sotto la minaccia del sistema che accusa, condanna e non offre alcuna possibilità di confutare, di difendersi. Ci si incurva sotto il peso della gogna , dell’artificio dialettico strumentale.

Questi sono i tempi. Oggi con un’evidenza stratosferica. Occorre resistere e l’arte ci da una mano.

 

vera vita gioia

Gioia

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