dolore sotto chiave

dolore sotto chiave

sik sik l’artefice magico

di Eduardo De Filippo

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regia Carlo Cecchi

24/27 febbraio

teatro nuovo

Dolore sotto chiave è un atto unico scritto da Eduardo de Filippo nel 1964, inserita dall’autore nella raccolta Cantata dei giorni dispari.

Rocco e Lucia, Vincenzo Ferrara e Angelica Ippolito mettono  in atto un esilarante, tragicomico dramma di Edoardo, che lui stesso aveva messo in scena nel 1964 nel suo prezioso San Ferdinando di Napoli,

uno scambio all’inizio molto delicato e doloroso, in cui la sorella Lucia raccontava i tempi duri della malattia della cognata e le cure e i farmaci, i dottori.

fino al silenzio.

la donna, presuntamente malata, chiusa in una stanza, non poteva ricevere alcun tipo di emozione, o rumore o incontro.

avrebbe dovuto restare lì, chiusa in questo silenzio spaventoso.

Rocco crede in questo, ma poi decide di affrontare la moglie inferma ed eventualmente provocarne la morte facendo un gran fracasso. 

si accorge che la donna non c’è.

di fatto era morta da tre anni e nessuno glielo aveva comunicato.

il racconto che segue è inquietante e incredibile.

lui in quegli anni di lontananza aveva amato un’altra, che non potendo più sostenere la sinistra situazione dell’uomo, aveva finito per sposare un altro che le si era proposto.

erano seduti intorno ad un tavolo, Rocco e Lucia,  in una stanza medio borghese. con qualche piccola leziosità.

i due protagonisti ripercorrono l’amara ironia edoardiana con maestria.

la storia di dolore sotto chiave racconta di equivoci, inganni, apparentemente a fin di bene, ma che funestano per la loro insincerità e ingenerosità.

una sofferenza del tutto inutile.

 

sik sik, l’artefice magico è una commedia in atto unico scritta da Eduardo De Filippo nel 1929; è contenuta nella raccolta intitolata Cantata dei giorni pari.

Carlo Cecchi, Angelica Ippolito,  Sik Sik e Giorgetta, sono un duo di illusionisti che si rappresenta in piccoli teatri.

sik sik è secco secco, appunto, la moglie è bruttocchia ma dall’aria provocante.

le scene che mettono in piedi sono ingenue e senza senso, ma impiantate dal grande De Filippo, che le ha rappresentate per centinaia e centinaia di volte nella sua lunga carriera.

divertente, buffo, amaro il duetto, aiutato da una spalla che viene repentinamente sostiuita da un incapace aiutante, fa sbellicare dal ridere  per la quantità di slittamenti, fallimenti e disfacimenti del progetto illusionistico in questione.

si ride appunto, come si ride con Edoardo, sempre tenendo presente la realtà innegabile della povertà, della caducità, della difficoltà del vivere.

vestaglie di seta, con decori cinesi, poche casse, mobiletti, bicchieri e una gallina.

scena scarna, ma piena di dettagli avventurosi.

il lungo percorso dei caratteri napoletani che non si arrendono mai.

 

 

vera vita gioia

 

napoli 7 febbraio 2022

 

 

 

 

Gioia

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